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Diario di Bordo | Oceano a Colori | Maldive 2017

Diario di Bordo | Oceano a Colori | Maldive 2017

Day 1
La vista aerea durante l'atterraggio alle Maldive è un’immagine privilegiata che i passeggeri dei posti finestrino si godono in silenzio, quasi imbarazzati.
Sembra rubare a tutti gli altri un momento raro. Chiazze celesti di forma prevalentemente circolare, atolli bianchi come farina contornati da ciuffi verdi, un grande sfondo blu, l’Oceano Indiano.
Scendiamo le scale dell'aereo e, sbrigate le pratiche doganali, arriviamo ai nostri catamarani: Dream60 ed Eleuthera60.
Si salpa, usciamo dall'ansa di HullMalè, il vento è poco, si naviga a motore e dopo 2 ore siamo dentro l'atollo di Ari, a Nord. Ancoriamo a 30 mt di distanza da una duna di sabbia di corallo. L'acqua è piacevolmente tiepida, la barriera avvolge questa piccola terra emersa e sott'acqua, nonostante la luce stia calando, si intravede già un oceano a colori. Il cielo è viola, sembriamo sbarcati sulla luna...
Ci sediamo sulla sabbia vicini, che dire: benvenuti in paradiso!

Day 2
Risveglio in mare e sei già di buon umore.
Spazi aperti, mente sgombra ed una lunga giornata spensierata che prende forma. Pancake caldi, uova, pane tostato, frutta equatoriale e caffè rigorosamente della moka italiana, da perfetti sconosciuti ci troviamo come vecchi amici tutti seduti intorno ad un tavolo conviviale, già in costume pronti per il primo tuffo. Il cielo è nuvoloso ci prepariamo per salpare da Sud Male e dirigere verso Bodukaashihuraa.
Quattro ore di navigazione, il tratto più lungo, ne approfittiamo per pescare qualche Bonito ed un grande Green Job Fish.
Se butti gli occhi in mare vedi saltare pesci volanti ed un grosso wahoo all'inseguimento: quanto è vivo questo oceano. Il sole fa capolino e picchia forte, dopo pranzo indossiamo pinne e maschere ed iniziamo l'esplorazione. La barriera è piena di vita, i pesci si muovono frenetici, sembra di vedere il formicolio di Milano in centro all'ora di punta ma con tutto rispetto osserviamo la natura con molto più interesse. S'inseguono, giocano, litigano, si cacciano, flirtano.
Non conosciamo il loro linguaggio e chissà cosa penseranno loro di noi giganti goffi e mascherati. La spiaggia è bellissima, in alcuni tratti raccoglie la plastica, piaga mondiale del terzo millennio che ovviamente si presenta in quantità abominevoli anche in Oceano Indiano. Che rabbia!
C'è molta corrente che se guardi a poppa sembra di navigare, i nostri catamarani impacchettati assomigliano ad un mega appartamento, dimensioni 60x50 piedi.
La cena è servita e ben presto spazzolata; qualcuno non ancora sazio continua a pescare, altri giocano a carte; c'è chi si ritrova in "terrazza" a conversare con nuovi amici e chi, senza parlare, scambia quattro chiacchiere private con una pienissima luna indiana...

Day3
Protagonista assoluto: il mare.
Vi è mai capitato di andare a dormire la sera e continuare a fare snorkeling anche nei sogni? Qui succede esattamente così, si naviga di atollo in atollo apparentemente molto simili fuori, le novità le incontriamo sott'acqua.
Pesci scorpione, aquile di mare, grossi carangidi in caccia, delfini, tartarughe, murene e centinaia di specie di pesci colorati di barriera. Una barriera dai coralli spenti quella di Dhigghiri dopo il passaggio dello Tsunami del 2004.
Questa sera entrambi gli equipaggi sono seduti intorno ad una lunga tavola, a pochi metri dal mare. Ogni dettaglio è curato nei particolari, dai fiori di gelsomino sul tavolo alle candele accese lungo la sabbia che stanno ad indicare la via di accesso al buffet dove il jobfish grigliato è cotto al punto giusto.
Il cielo è di "stelle nuove" rispetto alle nostre, una leggera brezza equatoriale ci accarezza i volti, ci sediamo in cerchio a raccontare di viaggi e del segno che ti lasciano serate come queste.
Rientro in barca in Kayak, che pace, il comandante Hamed ci racconta una storia, domani andremo ad immergerci in un "Manta Point", occhi aperti.

Day 4
La danza delle mante, così Gianni Roghi descriveva il volteggiare di questi splendidi aquiloni di mare, così sinuosi ed armonici nei loro movimenti.
Sembrano volare sott'acqua, è uno spettacolo giocarci insieme.
Siamo stati fortunati, lo spot di Alikoirah ci ha regalato ben tre avvistamenti, pensare che ho conosciuto diversi subacquei appassionati e giramondo che la cercano da anni ma che non l'hanno mai conosciuta.
Siamo ancorati vicini ad un resort italiano, lo guardiamo dai nostri catamarani senza troppa invidia.
Quelle palafitte sul mare sono fisse mentre noi abbiamo la possibilità di cambiare atollo ogni due ore. Siamo al centro di una vasta zona di bassi fondali, il sole è quello di mezzogiorno l'acqua è turchese sembra di essere sospesi in un acquario lungo tre miglia. Avvistiamo cinque delfini, decidiamo di avvicinarli col kayak, sono splendidi in libertà. Compriamo da una barca di pescatori una decina di aragoste, hanno delle striature sgargianti mai viste prima. Al tramonto dal dinghy parte la battuta di pesca a spinning, ci troviamo appena fuori dal reef in un canale dove il passaggio dei pesci è obbligato, il nostro captain Shuffy la chiama washing machine per via della corrente così violenta. Prima preda dopo soli tre lanci, un grosso carangide di oltre 5 kg che i locali chiamano Jack Fish.
Subito un altro lancio: strike!!!
Qualcosa però va storto, il pesce dopo aver abboccato si infila tra i coralli, il filo sembra tenere ma nulla da fare, non vuole venir sù. Uno stoico Beppe allora decide di rimanere in acqua con la canna in mano mentre il tender con Farouk e Fede rientra a bordo nella speranza di recuperare al più presto maschera e pinne per provare a disincagliare. Quando torniamo sul reef troviamo il nostro amico biondo&barbuto combattere, con l'intera canna in acqua, il pesce che nel frattempo si era liberato e dava forti ferrate verso il basso. Pazza idea ma vincente, recuperiamo sul tender il blocco completo, che emozioni e che avventura da raccontare!
Euforia ed entusiasmo alle stelle ed una cena di pesce da leccarsi i baffi.
Domani Turtle Point speriamo che la fortuna continui ad assisterci...

Day5
Questa mattina il nostro cuoco Alì si é superato.
Omelette, piccoli wurstel davvero sfiziosi, succo d'arancia e pane ben tostato. Spicchi di ananas, mango, mele e arance.
Frutta succosa e dal gusto autentico che ci dà la giusta energia per affrontare la giornata. Non può mancare il caffè italiano della nostra Moka in rinforzo a quello americano molto più annacquato. Si naviga verso sud, siamo all'interno dell'atollo di Ari e l'obiettivo da qui a stasera è compiere 18 miglia per raggiungere Mamigili, isola che conta ben 3.000 abitanti, dotata di mini aeroporto ed una decina di resort.
Prima però un altra splendida giornata di tuffi, snorkeling ed esplorazioni. Dopo solo che 30 minuti raggiungiamo un isola di palme e sabbia bianca. Il comandante ci dice che non ha un nome specifico, l'isola è abitata di giorno da due giovani ragazzi che sono pagati dal governo per tenere la spiaggia pulita ed in ordine. È davvero un sogno, per percorrerne il giro completo impieghiamo solo tre minuti di camminata sul bagnasciuga. Alberto rientra dalla battuta di pesca subacquea con una splendida cernia africana sui 3 kg, domani al forno sarà buonissima. I cuochi di entrambe le barche uniscono le forze ed il buffet di accompagnamento al barbecue è imponente. Anche oggi abbiam pranzato col pescato di bordo Jackfish favolosi e doppia soddisfazione anche per i pescatori. Rientriamo ai cata con la panza piena.
Dopo 2 ore di navigazione ci tuffiamo nuovamente in acqua: turtle point. La visibilità non è ottimale ma questo reef ovale esplode di vitalità.
Migliaia di pesci rubano la scena all'unica piccola tartaruga attorniata da snorkeler. In particolare centinaia di chirurgo blu, giallli ed azzurri che si spostano in gruppo formando una nuvola di colori in movimento. Ormai al tramonto ancoriamo in 20 mt d'acqua al centro del porto di Mamigili. Scendiamo a terra nel buio con i tender e percorriamo la strada principale illuminata dalla luce fioca dei fari.
Pochissime persone in giro, è venerdì sono le 6.15 ed il muezzin intona il canto musulmano. Le poche donne che camminano frettolosamente sono coperte dalla testa ai piedi, nella strada sterrata incrociamo tanti ragazzi in sella a scooter giapponesi nuovi di fabbrica. Prendiamo d'assalto un negozio di pesca, le esche vanno rinfrescate e qualche trucco locale può affinare la tecnica. Non c'è altro da vedere, siamo gli unici stranieri sull'isola ci sentiamo osservati con curiosità. Questa località è famosa per essere il porto più vicino allo shark whale point. Ogni giorno infatti salpano 4 o 5 barche di curiosi amanti del mare per vedere questo pesce così raro che da secoli viene a nutrirsi del plancton della barriera di Mamigili.
Domani alla ricerca dello squalo balena ci saremo anche noi, l'idea di incontrare questi innocui bestioni di oltre 10 metri alimenta in ognuno di noi una forte speranza.
Avanti così...

Day6
Il cielo é scuro sono appena le 8 e la giornata sembra essere di quelle grigie.
Non uno spiraglio di luce ed ora inizia anche a piovere.
Decidiamo di provare comunque ad incrociare la rotta dello squalo balena ma senza luce è come cercare un ago in un pagliaio. Mi arrampico sul boma per aumentare i gradi di visibilità ma l'onda al traverso è davvero fastidiosa. Cinque o sei barche raschiano le 4 miglia di barriera dove solitamente questi enormi squali a pois vengono a rifocillarsi di plancton e piccoli pesci. Niente da fare, tutte le ricerche sono vane.
Alle 10 decidiamo di abbandonare approfittando della pioggia battente per navigare le 40 miglia in risalita verso South Malè. Randa, motore e tutte e 5 le canne calate in mare. Verso le 13:00 un bel dorado abbocca all'amo e dopo dieci minuti di combattimento viene raffiato a bordo. La sua livrea appena uscito dall'acqua è spettacolare e comprende tutte le tonalità di verde argento ed azzurro.
?Sushimi!?esclama il cuoco Alì appena lo vede nel secchio.
Verso le 15.30 siamo dentro l'atollo di Malè ed ancoriamo in 36 mt davanti ad una lingua di sabbia popolata da un gruppo di giapponesi che si fanno sparare in aria da un jet sky. A bordo Captain Shuffy ci dice di avere complessivamente 180 mt di catena, che per loro è normale ancorare in 30 mt e che in alcuni punti tra gli atolli del nord si ancora in 60 mt d'acqua. Resto allibito e prendo atto, penso che il mare insegni sempre a fare di necessità virtù, penso che non esistano regole scritte ma che esistano soluzioni.
Quattro chiacchiere con chi naviga da sempre nel "suo" tratto di mare a volte insegnano di più ogni libro tecnico, portolano o blog di esperti. L'acqua è calda e ti invita ad entrare, un tuffo di slancio e con le pinne ai piedi e siamo già a riva. Questa rumorosa compagnia orientale disturba la nostra quiete, in questi giorni alla scoperta delle isole siamo sempre stati soli, propendiamo pertanto di salpare verso K. Guraidhoo, isola di pescatori posizionata sul lato est di Malè. Ad accoglierci a terra Rafee', giovane rasta nativo dell'isola, che ci accompagna per le vie sterrate della piccola comunità presentandoci con un ottimo inglese la situazione attuale dell'isola. Qui lo Tsunami è stato particolarmente violento, un ondona di tre metri ha impattato e travolto tutto ciò che gli si è parato di fronte, l'immagine simbolo di quel che ormai è un triste ricordo rappresenta una piccola maldiviana arrampicata su una palma da cocco, sfuggita alla tragedia ed in lacrime.
Lo stesso fotografo poi completò l'opera di salvamento.
Oggi K. Guraidhoo ospita anche un cantiere di navi in legno, Rafee' ci accompagna fiero sin dentro la struttura dove è in fase di completamento uno spendido MotorYacht di oltre 30 mt che andrà ad ampliare la flotta di una società di charter di lusso. Maestri d'ascia orientali, per ultimare l'opera ci avranno messo più di un anno, davvero tosti. Entriamo nelle scuole, è appena finita la festa per la consegna dei diplomi, camminando per i viottoli ben ordinati annusiamo fiori e foglie di piante endemiche, terminiamo l'interessante tour nel classico negozio di souvenir. Denti di squalo e collane di corallo sono gli articoli di punta, l'abile venditore parla un buon italiano si vede che di turisti italiani gliene passano parecchi sotto le grinfie. Rientriamo a bordo, pane caldo appena sfornato, lampuga marinata, cernia al forno al curry, insalata, pomodori, riso e patatine fritte. Per rinfrescare il palato ananas e cocomero.
Cena insuperabile, ricorderemo con gioia anche questi sapori autentici una volta rientrati a casa.
Da due giorni, dopo il consueto briefing del comandante, sembra non arrivi mai l'ora di andare a dormire. Tutto l'equipaggio infatti è concentratissimo in un gioco di ruolo.
Non avevo mai visto a bordo contadini che cercano lupi, suggeriti da una veggente.
Ma adesso silenzio, è notte, chiudete gli occhi.

Day7
Un sole pieno e potente, due ultimi giorni infuocati, che accendono i colori di questi atolli incredibili.
Abbiamo programmato un'immersione con un centro locale
Scuba Dive nello spot Guraidhoo Kandu una passe oceanica considerata il tempio delle immersioni.
Scendiamo con le bombole a 23 mt e lasciandoci trasportare dalla corrente, restiamo folgorati tra la barriera l'oceano, non sappiamo dove buttare gli occhi, sulla nostra destra pennellate di colori in movimento, sono i colori sgargianti dei pesci che popolano il reef ricco finalmente di coralli vivi, sulla sinistra invece ombre grandi e scure e domina l'argento su sfondo blu, l'argento dei predatori: tonni, jack fish, carangidi vari di media tagli, grandi banchi di barracuda, e poi ancora cernie giganti, un elegante aquila di mare ma soprattutto loro: gli squali pinna bianca.
Wow che botta di adrenalina ragazzi!?
Dopo aver ringraziato il dive master, rientriamo entusiasti al porto, ad attenderci c'è Faroog che con il veloce dinghy ci riporta a "casa".
Siamo ancorati di fronte a sexy beach, così hanno nominato questa micro isola di sabbia lunga neanche 100 mt.
La giornata scorre lenta, sappiamo di avere "le ore contate", assorbiamo pertanto tutte le energie positive di questo oceano indiano. Incrociamo i nostri sguardi fieri e compiaciuti, sono sguardi furbi di chi sà di averla fatta grossa anche sto giro. Un ultimo tramonto acceso e respirato in silenzio, seduti sulla prua della nostra Dream60. Ventidue anime di mare che resteranno legate da un’esperienza comune così bella e la solita conferma che una comunità di romagnoli in vacanza sa bene come divertirsi.

Buon vento a tutti, i #viaggialbatros tornano nel 2018, e come dice l’amico "Peppe", abbiamo in mente cose grosse...